Guida in stato di ebbrezza: sì al prelievo in pronto soccorso senza il consenso (Cass. Pen. sez. fer

Il prelievo ematico in pronto soccorso eseguito all'interno del normale protocollo medico non richiede il consenso dell'interessato. E' quanto emerge dalla sentenza della Sezione Feriale Penale della Corte di Cassazione del 04/09/2017, n. 39881.

Il caso vedeva un automobilista neopatentato aver provocato un incidente stradale mentre si trovava alla guida del veicolo in stato di ebbrezza. L'imputato lamentava violazione di legge e vizio di motivazione in relazione alla questione dell'utilizzabilità delle analisi del sangue effettuate presso il pronto soccorso senza che fosse stato dato avviso al conducente della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia.

Secondo gli ermellini, come confermato da giurisprudenza di legittimità dominante, in tema di guida in stato di ebbrezza, il prelievo ematico compiuto autonomamente dai sanitari in esecuzione di ordinari protocolli di pronto soccorso, in assenza di indizi di reità a carico di un soggetto coinvolto in un incidente stradale e poi ricoverato, non rientra tra gli atti di polizia giudiziaria urgenti ed indifferibili ex art. 356 c.p.p., con la conseguenza che non sussiste alcun obbligo di avviso all'indagato della facoltà di farsi assistere da un difensore di fiducia ai sensi dell'art. 114 disp.att. c.p.p. (Cass. Pen. Sez. VI 13/09/2016, n. 43894) e non assume alcun rilievo la mancanza di consenso dell'interessato.

Gli stessi giudici di merito, poi, evidenziarono il principio secondo il quale, al fine di provare la sussistenza dello stato di ebbrezza, occorre evidenziare la portata sintomatica del comportamento alla guida da parte del soggetto, caratterizzato, come nella fattispecie, dalla perdita di controllo del proprio automezzo e dal percorso seguito uscendo di strada per poi rientrarvi dopo 28 metri di scarrocciamento.

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